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Perchè il giornalismo non deve morire

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Troppo spesso oggi si sente dire che il giornalismo non esiste più, che le persone non comprano più giornali.

E il fatto che i giornalisti vengono spesso mal retribuiti o non retribuiti affatto e che le testate cartacee sono in drastica diminuzione lo conferma.

E i dati non sono per niente incoraggianti: parliamo, per il giornalismo cartaceo, di diminuzioni che arrivano fino a ventotto punti percentuali (fonte).

Quindi oggi più che mai è importante una sezione come questa che ha creato Ted.com, il noto sito di speech online, da cui prendere spunto e visioni. La sezione è intitolata “Why we need brave journalists” – Perchè abbiamo bisogno di giornalisti coraggiosi – e riporta quattro interessantissimi punti di vista.

Anas Aremeyaw Anas

Anas Aremeyaw Anas

Il primo video riprende un breve discorso di Anas Aremeyaw Anas, giornalista del Ghana noto per le sue inchieste sulla violazione dei diritti umani e sulla corruzione in Ghana e nell’Africa subsahariana. O meglio, non-noto, giacchè quasi nessuno lo ha mai visto in faccia. Nel video, Anas sostiene che il suo giornalismo si basa su tre principi: denunciare, umiliare e mandare in prigione. Si, perchè

Giornalismo vuol dire risultati, influenzare una comunità o una società nel modo più progressivo. (…) Qual è l’essenza del giornalismo se la società non ne trae vantaggio?

Egli stesso afferma che il suo modo di fare giornalismo è un prodotto della sua società. Nonostante le paure, le avversità e i numerosi rischi cui Ana incorre, sostiene:

Non ci fermeremo. Continuerò a fare questo tipo di giornalismo, perchè so che quando gli uomini cattivi distruggono, i buoni devono costruire e unire.

Janine di Giovanni

Janine di Giovanni papillon communication blogIl secondo video riprende il discorso di Janine di Giovanni, che ha viaggiato nei posti più pericolosi della Terra per raccontare le sue storie. Storie che parlano di strade familiari che diventano campi minati, di vite spezzate e orrori di guerra, nelle terre della Bosnia, della Sierra Leone e della Siria. Janine sostiene che essere stata nel bel mezzo del conflitto a Sarajevo è stato per lei un onore, perchè prima che essere giornalista, questo le ha insegnato ad essere un Essere Umano.

Ho imparato la compassione, ho imparato di gente comune che può diventare un eroe, ho imparato la condivisione e lo spirito di squadra, ma più di ogni altra cosa ho imparato cos’è l’amore.

Ad ogni modo, per lei non è un problema andare nei paesi di guerra, perchè ‘deve essere fatto’, perchè c’è una storia da raccontare, perchè il suo ruolo è quello di

dare voce a persone che non hanno voce

 Will Potter

will potter papillon communication blogDiventato giornalista perchè ricattato dall’FBI dopo un’insignificante vicenda universitaria, è sempre stato un attivista ambientalista e animalista. La sua denuncia va contro quelle aziende che gridano all’eco terrorismo se le azioni di un gruppo si trasformano in perdita di profitti, contro le lobby che vogliono trasformare in terrorismo anche quella fetta di attivisti non estremisti.

In quanto giornalista, ho una fede incrollabile nel potere dell’istruzione. La nostra arma migliore è la luce del sole. Dostoevskij ha scritto che il compito dell’uomo è di provare ad essere un uomo e non un tasto del pianoforte. Continuamente, nella storia, le persone al potere hanno usato la paura per mettere a tacere la verità e il dissenso. E’ tempo di cambiare.

Oren Yakobovich

Oren YakobovichOren Yakobovich lavora con le videocamere nascoste: il suo obiettivo è quello di denunciare le ingiustizie, le violenze e le violazioni dei diritti umani. La sua organizzazione, Videre, ha come obiettivi principali quello di rafforzare la libertà di parola, migliorare la responsabilità civile nei confronti della giustizia, scoraggiare la violenza e l’intimidazione politica, proteggere i difensori dei diritti umani e denunciarne le violazioni, affiancare e stimolare le comunità oppresse. Perché, difficile a credersi, ma con tutta la tecnologia dei giorni nostri, solo meno della metà della popolazione ha accesso ad internet e più di tre miliardi di persone hanno accesso a notizie che sono censurate dai diversi governi.

Ho imparato quattro cose: la prima è che bisogna socializzare con le comunità rurali che hanno problemi, per diventare loro complici e denunciare quello che succede all’oscuro della giustizia. Dobbiamo capire quali immagini possono aiutarli a documentare. La seconda cosa che ho imparato, è che dobbiamo metterli in condizioni di filmare in maniera sicura. La sicurezza deve essere la priorità. La terza cosa che ho imparato è l’importanza della verifica, affinché la credibilità della fonte non sia vanificata bisogna sempre contestualizzare il materiale raccolto. La quarta e più importante cosa che ho imparato è come utilizzare le immagini per creare un cambiamento positivo. Per avere un effetto, la chiave sta nel come si utilizza il materiale. Ma il modo più efficace per creare cambiamento sociale è lavorare dentro le comunità. Mettendo le giuste immagini nelle giuste mani nel momento giusto, possiamo veramente creare un impatto

Ecco dunque quattro persone che hanno fatto del giornalismo il loro motivo di vita, che usano la comunicazione per ottenere dei cambiamenti, che raccontano storie di altre persone per ottenere giustizia, che descrivono mondi lontani per lasciarli un po’ meno nascosti. E voi, da che parte state?

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